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“La morte arriva prima che si abbia imparato a vivere!”

Scritto da Suor Rosalina
Febbraio 21, 2025

“La morte arriva prima che si abbia imparato a vivere!”

                                                                                                                   (Jacque Bossuet)

Se desideri leggere la lettera in PDF , clicca qui.

Incredibile: mai come oggi la scienza lavora per allungarci la vita e difenderci dalle malattie di qualsiasi genere eppure, mai come oggi, inseguiamo la morte (vedi, ad esempio, cosa è successo in Toscana con la legge sull’eutanasia approvata negli ultimi giorni!).

            Questo è il nostro contesto sociale oggi!!!

            È in questa direzione che si vuole andare?!

            Certo, la malattia può essere una straziante esperienza di vita e può colpire chiunque: un infante, un giovane oppure un anziano e creare delle vere e proprie crisi esistenziali.

Effettivamente, le disillusioni per gli obbiettivi non raggiunti e le speranze precipitate nel labirinto psicologico dello smarrimento dell’anima, possono anche generare complessi e contraddizioni tali da portare a pensieri di morte!

            Talvolta, la fascinazione della morte è causata da violenze subite in famiglia e da insuccessi relazionali, siano essi accaduti all’interno dell’ambito parentale, sia all’esterno nella relazione sociale, scolastica etc.

A volte i motivi che spingono le persone verso pensieri autolesionisti possono essere banali e futili.

Ma talvolta, il dolore che incontriamo nel percorso della vita, crea vere e proprie “lacerazioni” che segnano indelebilmente la dignità umana; lacerazioni causate dalla violenza (anche sessuale) che scompensano profondamente la vita della persona!

Nei giorni in cui in Toscana decidevano di approvare la legge sull’eutanasia è venuta a colloquio da me una ragazza che, nel corso della sua vita, aveva tentato il suicidio almeno dieci volte!

Incredibile: DIECI VOLTE!!!

Le ho chiesto perché… perché avesse cercato di “darsi la morte” ?

 

Perché, negli anni più belli della vita (l’adolescenza e la giovinezza), avesse sentito il bisogno e la

voglia di stroncare la sua vita!!!

Le radici della crisi esistenziale della ragazza venuta a colloquio (che chiameremo col nome di fantasia Laura) hanno un’origine profondissima: nascono già all’età di 4/5 anni quando, dalla gelosia per una bambina – di due anni –  adottata dai suoi genitori, Laura incomincia a nutrire sentimenti avversi, conditi di odio e astio, verso l’intera famiglia e il mondo esterno.

Nella “piccola Laura” insorge una forte gelosia ….  per lenire il dolore di tale sentimento e, come risposta agli atteggiamenti familiari da lei interpretati privi di attenzione e amore nei suoi confronti, incomincia ad andare sempre più spesso dal buon vicino di casa, molto amico della sua famiglia. Con lui insatura un rapporto affettivo patologico in quanto, il buon “vicino” comincia ad allungare su di lei le sue schifose mani, illudendola che tale modalità era solo espressione di amore e protezione.

Nel giro di breve tempo, con “quell’uomo” (se così si può definire un essere così spregevole) il rapporto diventa morboso e torbido ….. così il “buon vicino” diventa il suo molestatore sessuale; di fatto, il suo violentatore!

Le violenze dureranno fino alla maggiore età di Laura; anni, questi, in cui la giovane è costretta a vivere in continuo squilibrio psicofisico ed affettivo che oscilla tra lo SCHIFO provato nel subire gli abusi, al costante bisogno di avere – ed ottenere – sempre più attenzioni verso la sua persona (seppur nella sofferenza e nel dolore).

Così, infatti, questo rapporto malato ed ossessivo diventa la causa principale che muove Laura verso i primi tentativi di suicidio.

Questi anni, per Laura, sono un vero e proprio “percorso nel deserto”, nell’aridità dell’anima, dei sentimenti e delle emozioni più confuse …. dove la vita oscilla tra angosciosi pesi segreti (che non poteva dire) e insostenibili, oltre che insopportabili,  fardelli psicologici.

          Possiamo dire, per una ragazza alla soglia della sua giovinezza che frequenta l’università e si laurea bene, nonostante il suo carico di solitudine e isolamento sociale …. che questa è Vita?

Certo che no!

La sua, di Laura, non può definirsi una vita degna, con tutto ciò che è atta costretta a subire!

(Ricordo che Laura, quando chiesi a lei se la famiglia sapesse, mi rispose che mai la sua famiglia le avrebbe creduto!!!).                                           

       Il pensiero della morte diventa così ossessivo” da essere percepito, nella mente di Laura, come unica SPERANZA e via di fuga dal dolore: dall’abbandono affettivo e dalla dipendenza clinica e farmacologica che, una vita vissuta al “limite” della distruzione della propria dignità e della propria persona, comporta costantemente!!!

Povera Laura!

All’età di ventiquattro anni, a seguito dell’ennesimo tentativo di suicidio, viene ricoverata in un reparto di psichiatria (ritenuto un’eccellenza) all’interno di un importante ospedale; una volta dimessa, le viene consigliato di andare in terapia da un sacerdote, uno psicoterapeuta molto noto e con ruoli di responsabilità nella sua Diocesi di appartenenza.

E che succede?

Anche con lui instaura una relazione sessuale che durerà alcuni anni! (Recidività, quasi inconscia, della pericolosa dipendenza   

sessuale).

Poi, un giorno …… boooommm… scoppia la bomba!!!

Nel momento in cui Laura scopre che “il soggetto”, sopra citato, aveva approcciato con le stesse modalità  altre persone, e vantandosi della propria furbizia e capacità di averla sempre fatta franca ….. sotto gli occhi di tutti, accecata dalla rabbia, decide di raccontare tutto quanto le è accaduto con denuncia al seguito….un processo che vincerà!

Certo che, la violenza psichica e fisica, inumana, posta in essere da una persona consacrata chiamata ad “aiutare” e non ad “abusare” della fragilità e della precarietà mentale ed esistenziale di una vita, lascia ferite indelebili nella persona che subisce tale violento approccio.

 Laura, nella descrizione della sua vita, incredibilmente sembra essere “nata”, a mio personale giudizio, solo per essere “codificata come oggetto soddisfacente” della ipocrisia e della brutalità umana: fatto di una gravità assoluta!

I Vescovi – grazie al Cielo – si sono espressi in modo molto chiaro a riguardo della scelta sull’eutanasia promossa dalla Regione Toscana, affermando che “Con la cultura della morte perdiamo tutti”!!!

Ma il vero problema è che più nessuno, o molto pochi, parlano della bellezza della Vita, che anche in mezzo alle tante difficoltà ha un suo significato e un suo misterioso ma grande perché!

           Qualsiasi vita incontra ostacoli nella sua crescita: è necessario dissodare il terreno per far diventare “Terra  Buona”  la vita di ciascun uomo anche quella, come quella di Laura, così profondamente compromessa non solo nell’anima ma anche nella sua vita umana e sociale.

Nutrendo e coltivando la vita interiore, cioè l’anima, anche le tribolazioni, le spine, l’inganno della ricchezza, le delusioni e le acque limacciose del vivere quotidiano…. diventano, come diceva s. Teresina del Bambin Gesù, “trampolini di lancio verso Dio”!

Cara Laura, sei stata RECLUSA nella tua “fatica” di vivere per molti anni… caro UOMO, chiunque tu sia, anche tu sei RINCHIUSO nella prigione della tua malattia, della tua sofferenza …forse mai nessuno ti ha parlato e amato a tal punto da far sì che la tua sofferenza diventi una grande “ricchezza” per la tua famiglia, i tuoi cari!

            Bisogna avere molta Fede e tanto Amore … perché il dolore e la malattia diventino un’opportunità per avvicinare tutti, ma proprio tutti, al Cielo!!! Quanti Santi sono diventati tali grazie alla loro malattia!

Bisogna recuperate i fragili, ma da DIO resi solidissimi, ORIZZONTI DELLA SPERANZA!!!

Mia mamma diceva sempre: tre cose sono inutili nella vita:  

          1)   Spazzare la neve (il sole la squaglia)

  • Salire sulla pianta di noci (perché cadono da sole)
  • Suicidarsi perché, comunque, come dice Seneca: “tutta la vita umana non è che un viaggio verso la morte”; tranquilli, prima o poi ci prenderà!!!

“Egli è la Roccia su cui io trovo appoggio …è la mia Salvezza, non potrò vacillare … il mio Rifugio, la mia difesa e SICUREZZA” (dal Salmo 26).

Vuoi che Dio non ascolti coloro che si rivolgono a Lui con animo fiducioso e filiale?

Tutti abbiamo i momenti “tremendi” nella vita. Anche la sottoscritta li ha sperimentati e li vive tuttora.

Il rischio è che, chi non è disposto a soffrire per la malattia, per la solitudine e per ogni motivo e causa di dolore, fattori così appiccicati alla vita umana, magari fa il gioco del maligno!

Sono contenta di Laura che alla fine del colloquio ha deciso di percorrere il cammino della speranza e di fidarsi, con animo fiducioso e filiale, all’unico MEDICO capace di curare e di accendere, dentro ogni uomo, la VITA e che, per anni, lei ha tentato di spegnere: DIO!

Avevano ragione i Padri della Chiesa a considerare l’Eucarestia “FARMACO D’IMMORTALITÀ”!!!

Auguriamo a tutti di accostarsi a questo Farmaco, unico al mondo: DIO!

 

                                                                                          Suor Rosalina

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