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Testimonianza di Mons. Giovanni D’Ercole

Testimonianza di Mons. Giovanni D’Ercole

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Cara Suor Rosalina,

come un gran numero di persone che conoscono e frequentano la comunità Shalom, anche io ho Ietto con stupore e tristezza quanto è stato scritto e mostrato in tv (veramente non ho potuto vedere personalmente il programma televisivo perché sono all’estero, ma mi è stato riferito il contenuto) a proposito di te e della Comunità Shalom che svolge una missione non facile da ormai tanti anni. Ho Ietto con grande attenzione le lettere che tu hai scritto con la solita forza morale che ti caratterizza persmentire tutto ciò che è stato mostrato alla pubblica opinione eho Ietto pure i servizi Sulla Bussola quotidiana, l’unico organo di stampa che si è preso la cura di andare alla ricerca della verità svelando tanti aspetti inquietanti di quest’inchiesta. Tutto questo ha suscitato in me, come spero in ben altri, anzitutto stupore forte meraviglia, ma anche tristezza un naturale risentimento, che sa quasi di rabbia, perché faccio fatica a credere che si possano scrivere cose del genere fino a definire Shalom la comunità deII’orrore, esoprattutto che fatti così gravi siano effettivamente avvenuti in comunità. Sono Iontano dall’Italia ma riesco a immaginare ilclima di sofferenza che in comunità si vive in questo tempo come anche per i ragazzi ragazze, faticosamente aiutati a uscire da serie e profonde problematiche psicologiche sociali, tutto questo sia destabilizzante. E mi chiedo perché attaccare così la comunità Shalom? Mi sembra di percepire un disegno di mani amiche e nemiche che punta a “uccidere” Io spirito del Iavoro che si compie in comunità leggendolo e presentandoloin maniera non del tutto veritiera sino a far diventare Shalom un orrore e un cumolo di violenza. La comunità non è certamente un seminario né l’oratorio, ma, con tutti i limiti e le difficoltà che non mancano in nessuna struttura del genere, vaaiutata e incoraggiata perché è spesso l’ultima ancora disalvezza per persone veramente malmesse che vi approdano dopo aver bussato inutilmente a tante porte anchcausa delle Ioro condizioni psichiatriche. Nelle mie visite in comunità, che spero poter riprendere appena possibile, non ho mai percepito tutto l’orrore di cui ho Ietto il racconto, ma so bene che quandosi lavora con persone così ferite, ci si assumono tanti rischi e sipuò facilmente diventare oggetto di incomprensioni,maldicenze, gelosie, fraintendimenti volontari e persino falsità non raramente prodotti da vera cattiveria e persino di fredda ingratitudine. Il tempo aiuterà a capire il perché di questi attacchi, ma intanto cara suor Rosalina, c’è gente come me chenon abbandona la barca attaccata dai pirati. Il Signore ti aiuti aessere forte e, mentre mi auguro che sia fatta sollecita veritàperché solo la verità — insegna Gesù  ci rende liberi, ti esprimo la solidarietà di un amico che non ti abbandona nel momento della prova anche quando persone beneficate ti girano le spalle. Resta forte nella fede sappi che il bene fatto è più forte del male che vuole ucciderlo.

Tuo, + Giovanni D‘Ercole

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